venerdì, 28 settembre 2007
Territorio: "Val Grande"
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La Val Grande, parco nazionale dal 1992, a soli 100 chilometri da Milano, apre il suo sipario a coloro che vogliono immergersi in un'atmosfera del tutto particolare. Teatro di vicende storiche che hanno visto l'uomo attraversarla e viverla in modo intenso, oggi questo lembo di terra è privo di insediamenti stabili, strade asfaltate e di altre infrastrutture moderne: è l'area selvaggia più vasta delle Alpi. Rimangono i segni e le tracce del passato e chilometri di sentieri da percorrere nuovamente con curiosità e attenzione. Qui i raggi del sole penetrano nelle fitte faggete e fanno scintillare le acque cristalline dei numerosi torrenti che attraversano la valle. Un piccolo mondo da scoprire da soli o ascoltando qualcuno che lo sa raccontare.

Chi abita il Parco
La presenza di habitat e di animali inseriti negli elenchi di protezione a livello comunitario fanno della Val Grande anche un importante luogo di studio.
La sua peculiarità, cioè l'attuale scarsissima antropizzazione, ne fanno un ideale laboratorio naturale dove approfondire la conoscenza dell'evoluzione naturale della vegetazione e delle comunità animali conseguente all'abbandono da parte dell'uomo dopo secoli di sfruttamento. Un finanziamento europeo rientrato in un Progetto Life ha consentito a studiosi ed esperti di avviare indagini sul territorio. Il frutto di questi primi studi, utili per la redazione del piano del Parco, ha portato all'individuazione di alcune specie di interesse a livello europeo.
Tra gli uccelli sono da indicare l'aquila reale, il falco pellegrino, il gallo forcello, il francolino di monte e il gufo reale. Degni di nota sono anche le diverse specie di picchi, fra cui il picchio nero, e alcuni Passeriformi come il luì bianco e l’averla piccola.
Gli erbivori sono presenti nel territorio del Parco con popolazioni ben strutturate come nel caso del camoscio e del capriolo. La situazione è favorevole anche per il cervo che si prevede possa diventare nei prossimi anni una presenza consolidata.
Volpe, faina, martora, tasso e donnola sono i rappresentanti più significativi tra i carnivori. Nei boschi abitano numerosi piccoli mammiferi come ghiri e topi selvatici che spesso si avvicinano ai bivacchi per approfittare di qualche avanzo lasciato dagli escursionisti.
Tutte le piante del Parco
La ricchezza della vegetazione e la varietà delle fioriture, grazie all'influenza termica del lago Maggiore, costituiscono una delle attrattive maggiori del Parco.
Nella bassa Val Grande predominano i boschi misti di latifoglie con prevalenza del castagno. Il faggio costituisce invece la specie arborea più diffusa dell'alta Val Grande, per lo più sui versanti umidi e meno assolati, ma anche su quelli meridionali, in conseguenza della elevata piovosità di questa zona.
Alcuni esemplari monumentali di faggio hanno resistito ad un'enorme valanga caduta nella metà degli anni '80 all'alpe Boschelli, mentre altri sono osservabili in Val Pogallo nei pressi di Pian di Boit e dell’Alpe Busarasca.
Alle faggete si aggiungono, seppur limitati per estensione, i boschi di conifere, le cui specie principali sono l'abete rosso e l'abete bianco. Scarso il larice, in conseguenza del clima e dei tagli effettuati nei secoli scorsi.
Le forre sono tra gli ambienti più significativi e di interesse prioritario a livello europeo e sono colonizzate da tassi, ontani, tigli e aceri.
Salendo di quota, rapida è la sostituzione del bosco con gli arbusti; nei versanti esposti a nord e maggiormente umidi prevalgono gli alneti costituiti dall’ontano verde e da un ricco sottobosco con felci e muschi, mentre il rododendro e il mirtillo si insediano a quote generalmente superiori, lungo i crinali o gli affioramenti rocciosi e sui versanti assolati.
Più in alto dominano le praterie alpine e l’ambiente a vegetazione rupestre. Le specie botaniche più rare e interessanti sono sicuramente l'aquilegia alpina, l'arnica montana, la genziana lutea e la campanula excisa. Vicino alle zone umide di quota, come quelle che si trovano nei pressi dell’Alpe Scaredi, si possono osservare il tulipano alpino e le bianche fioriture degli eriofori.
Di roccia in monte
Il territorio del Parco è compreso in un area di straordinario interesse geologico. Le montagne più caratteristiche della Val Grande, come il Pedum, il Proman, i Corni di Nibbio, la Cima Sasso e la Cima della Laurasca, sono costituite per esempio da rocce molto scure (anfiboliti, serpentiniti, peridotiti), verdi o nerastre, ad elevato peso specifico, estremamente dure e resistenti agli agenti atmosferici. E' una parte di quella che i geologi chiamano "Zona Ivrea-Verbano", una porzione di crosta continentale profonda, proveniente dalla zona di transizione con il mantello terrestre (quindi da profondità di circa 35-50 km) . Ma nel Parco troviamo soprattutto le testimonianze del rapporto tra l'uomo e la pietra, utilizzata e lavorata fin dall'antichità come materiale da costruzione.
La storia del Parco è anche strettamente legata a quella dello sfruttamento delle Cave di marmo rosa di Candoglia, utilizzate fin dalla fine del XIV secolo per la costruzione del Duomo di Milano. Con la concessione di Gian Galeazzo Visconti (24 ottobre 1387), la Veneranda Fabbrica del Duomo entrò in possesso anche di tutti i boschi della Valgrande tra Cima Corte Lorenzo e Ompio. Il legname era utilizzato sia in cava, sia a Candoglia, per la costruzione delle chiatte, sia a Milano per le impalcature del Duomo: questa data, oltre l'inizio di una frenetica attività estrattiva, segna l'inizio del disboscamento della Valgrande.
I percorsi
Data la caratteristica del parco di area selvaggia e impervia, la percorrenza dei sentieri, alcuni dei quali difficili, pericolosi e ancora non segnati, deve avvenire, soprattutto da parte di chi non conosce la valle, con la massima prudenza e con accompagnatori esperti. (Guide Ufficiali del Parco, Guide Alpine e accompagnatori naturalistici abilitati).
Alcuni percorsi
Traversata Malesco - Colloro (Premosello Chiovenda)
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Dislivello m 1400 in salita e 1600 in discesa
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Tempo di percorrenza: circa 10-12 ore.
Richiede normalmente due giorni con pernottamento in uno dei bivacchi posti lungo il percorso (Scaredi, In La Piana, Val Gabbio, Colma di Premosello). E' quindi opportuno munirsi di sacco a pelo. E' necessario un buon allenamento e le conoscenze di base dell’escursionismo.
Si segnala che sono in corso i lavori di ripristino del tracciato e che è presente solo la segnaletica orizzontale. La passerella in località In la Piana è chiusa per inagibilità in attesa di essere sostituita. In corrispondenza di tale attraversamento è fondamentale saper guadare il torrente e saper mantenere la direzione del proprio percorso con un uso attento della carta. Percorrendo il sentiero in direzione Malesco - Premosello, giunti in prossimità della passerella di Val Gabbio proseguire oltre la passerella senza imboccare il sentiero sulla destra che conduce e si ferma ad Alpe Quagiui. In direzione Premosello - Malesco prestare attenzione al bivio oltre la località La Motta e prendere sulla destra in direzione La Colma anziché a sinistra verso Alpe Stavelli. La traversata è consigliata esclusivamente a escursionisti esperti che abbiano con sé una carta e la sappiano interpretare; in caso contrario si suggerisce di richiedere l’accompagnamento di una guida.
Cannobina
Da Provola, ridente maggengo di fronte a Finero, nel Comune di Cursolo Orasso, si possono effettuare gratificanti passeggiate verso Daila o addentrarsi lungo il sentiero, fra boschi di faggio della valle dove nasce il Cannobino con meta l’Alpe Uovo o Bocchetta di Terza (per escursionisti esperti).
Vigezzo
Da Malesco si raggiunge (strada carrozzabile di Km 8, in alcuni punti senza protezioni) la Val Loana e la valle laterale del Rio Basso, ricca di pascoli e alpeggi, palestre ideali per escursioni. Dalla Valle Loana si arriva all’Alpe Scaredi (ore 2). Da Scaredi si può raggiungere la cima della Laurasca (per escursionisti esperti), la montagna più conosciuta del settore vigezzino, dalla quale si gode un eccezionale panorama delle Alpi svizzere e della catena del Rosa.
Da Santa Maria Maggiore c’è la possibilità di percorrere grandi selve di conifere, autentiche cattedrali della natura, e raggiungere al Valle del Basso.
Ossola
Alle spalle di Trontano si può salire in un paio di ore agli alpeggi di Parpinasca, balcone panoramico sull’alta Ossola.
Un sentiero da Beura conduce a diversi alpeggi dove domina la “bèola”, caratteristica pietra locale o, con pernottamento al bivacco Alpe Pozzolo, alla caratteristica Scala di Ragozzale, porta d’ingresso sull’alta Val Grande (bivacco alpe Ragozzale, da Beura ore 8, da Trontano ore 5, itinerari lunghi ed impegnativi per escursionisti esperti).
Da Vogogna, passando attraverso il ridente villaggio di Genestredo e dopo aver visitato la millenaria Rocca, si può salire all’alpe Marona, suggestivo balcone sulla Val d’Ossola.
Premosello Chiovenda offre la possibilità di conoscere Colloro (mulattiera e strada asfaltata) e più sopra il solatio maggengo di Capraga o la chiesetta di Lut da dove si abbraccia la bassa valle del fiume Toce.
Verbano
Nel territorio di San Bernardino Verbano la meta più bella è il Faiè raggiungibile in circa un’ora dall’Alpe Ompio (strada carrozzabile da Santino), fra boschi e pascoli, con possibilità di ristoro presso il Rifugio CAI “Fantoli”. Percorrendo il sentiero si gode la vista del Monte Pedum (riserva integrale). Una deviazione conduce a Corte Buè, antico maggengo della comunità di Rovegro, posto ai margini di una delle zone più aspre e selvagge del Parco (2 ore da Ompio, per escursionisti esperti).
Da Cossogno una bella passeggiata lungo una vecchia mulattiera porta a Miunchio e Nolezzo, caratteristici alpeggi della bassa Valgrande (1 ora e 30 min. circa). Sempre da Cossogno è possibile salire alla Motta d’Aurelio (2 ore circa), luogo di antichi pascoli comunali e di notevole interesse panoramico.
Cicogna, la piccola “capitale” del Parco; può essere raggiunta da Rovegro con una strada carrozzabile (Km 7), stretta e tortuosa, che attraversa il rio Valgrande sull’alto ponte Casletto. Da Cicogna, inoltrandosi nella valle, si arriva all’Alpe Pogallo. In qualche tratto la mulattiera è scavata nella roccia, a picco sul torrente e parzialmente senza protezioni. Da Cicogna si può raggiungere anche il rifugio della Ass. Naz. Alpini all’Alpe Prà, di valore panoramico. Proseguendo verso l’Alpe Leciuri è possibile scendere a Pogallo e ritornare a Cicogna con un percorso ad anello di circa 6 ore (senza considerare le soste).
Il sentiero che da Cicogna si inoltra in Val Grande arrivando a Velina è da riservarsi agli escursionisti esperti che conoscano bene la valle, abituati a camminare su sentieri impervi.
Il Pian Cavallone, posto fra la Val Pogallo e la Valle Intrasca, costituisce una delle mete più frequentate delle Prealpi verbanesi. Si raggiunge da Miazzina (loc. Alpe Pala/Cappella Fina), da Caprezzo (loc. Cappella Porta) e da Intragna (loc. Alpe Gabbio) seguendo tre itinerari, dapprima su strade carrozzabili, poi per sentieri (ore 1.30). Da Pian Cavallone le ascensioni “classiche” sono la Marona e lo Zeda, di eccezionale valore panoramico (percorrenza tutta in alta quota, con alcuni tratti esposti). Possibilità di pernottamento presso il Rifugio CAI Sez. Verbano-Intra al Pian Cavallone.

20:20 Scritto da: mtb-vco in Territorio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: valgrande | OKNOtizie |
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