venerdì, 28 settembre 2007
Territorio: "Valle Cannobina"
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Tra Ossola e Verbano propriamente definiti, si estende un vasto e poco abitato comprensorio montagnoso che include la Valle Cannobina, la quale, con direzione ovest-est , si affaccia sulla sponda occidentale e piemontese del Lago Maggiore, confinando a settentrione col Canton Ticino.
Geograficamente appartiene alle Alpi Lepontine, ha una superficie di circa 11.000 ettari, è percorsa dal torrente Cannobino che sgorga in numerosi rigagnoli alle falde del Cimone di Cortechiuso (m 2183), assumendo nella Valle di Finero la denominazione “Il Fiume” quasi a voler significare il suo repentino arricchimento d’acque, percorrenti per 8 chilometri una vallata relativamente aperta, che conserva parte della sua fisionomia dovuta all’origine glaciale.
Oltrepassato Finero, dirimpetto ai casolari di Provola, ci si addentra nella “Val Tupa”, valle buia, scura, come è anche localmente conosciuta la Val Cannobina, sempre più profondamente incassata, intagliata incisa ed erosa dalle acque del torrente, che divallando, l’attraversano per circa 17 chilometri tra orridi, forre e cascate, ingrossate ed arricchite da sette affluenti minori drenanti altrettante vallette secondarie traversali: Rio di Creves, Rio di Orasso, Rio di Cavaglio a nord; Rio di Calagno, Rio di Falmenta, Rio di Crealla, Rio di Socraggio a meridione.
Dopo l’Orrido di Sant’Anna il torrente s’accheta un poco, modella per tre chilometri con un sinuoso corso, i piani terrazzi alluvionali foggiati e plasmati nei millenni e sfocia nel lago all‘altezza di Cannobio lasciandosi alle spalle la frazione di Traffiume.
L’altezza delle montagne non supera i 2.200 metri, ma il dislivello fra il fondovalle e le vette è pur sempre notevole e forte la pendenza dei versanti
A causa di questa morfologia accidentata le cime della Valle si presentano imponenti, selvagge irte e strapiombanti, quasi in contrasto con le più dolci e “civilizzate” linee di tutto il Verbano; montagne poste quasi a significare l’inaccessibilità di questi luoghi che racchiudono paesaggi d’indescrivibile bellezza e singolarità, regno di una natura a tutt’oggi ancora incontaminata.
Strutturalmente varia la Valle è delimitata a settentrione da un aspro e dirupato massiccio dominato dai contrafforti delle “Rocce del Gridone” e dalla vetta del monte Limidario, (metri 2189, massima asperità della “Cannobina”), che la separano dalla Val Vigezzo e dalle Centovalli.
Ai margini, verso Cannobio, questa significativa catena degrada con lineamenti più blandi, in un ripetersi di mammelloni erbosi e pascolavi, interrotti dal passo della Percadugine, oltre il quale si erge isolata l’arcigna Punta Fronzina, per poi riprendere una fisionomia meno scabra col monte Faierone ed un aspetto quasi collinare col monte Giove, ultima elevazione dello spartiacque.
Dal Giove al Limidario, disseminati tra il verde dei boschi della sua fascia inferiore, un susseguirsi di piccoli nuclei d’abitati costella il versante orientale di questa panoramica balconata direttamente affacciantesi sul Lago; in direzione del confine elvetico troviamo: S. Agata, Campeglio, Socragno, Cinzago, Ronco, Marchile, Rondonico, Formine, S. Bartolomeo, Piaggio.
Verso Finero le Rocce del Gridone, frastagliate ed inaccessibili, interrotte da guglie e torrioni precipitano sul magico e spettrale “Piano delle Streghe”, dominato da strapiombati e sbrecciati campanili. Il crinale, ora meno severo, prosegue con la brulla e cespugliata costa della Torriggia e culmina con l’omonima cima, ottimo belvedere sull’alta valle, divallando successivamente verso il Pian di Sale con il boscoso e coniferato displuvio della Colmine.
Poco sopra il pianoro, sede d’una torbiera attiva, il passo dello Scopello (m 967) intarsiato da una strada carrozzabile, segna l’inizio geografico della Val Vigezzo.
Superato il valico la dorsale riprende regolarmente ad innalzarsi con alternanza di boschi e pascoli, sino alla “Cima”.
Il crinale, divenuto erboso, ma sempre più impervio e scosceso dopo le vette del Mater e dei Fornaletti, tocca gli aridi e cariati ”Denti di Cortechiuso” che sovrastano l’omonima bocchetta, affacciandosi sulla Val Loana, una tributaria della Val Vigezzo, confine occidentale della “Cannobina”.
A sud l’orografia si ripropone più accidentata; spartiacque con la Val Pogallo, una diramazione della Val Grande, corre una cresta rocciosa e intricata intervallata da un susseguirsi di selle e di vette: il Cimane di Cortechiuso, il Marsicce, la Bacchetta di Terza, il Torrione, la Piota, la Zeda.
La pendice ora spartivalle con “l’Intrasca”,di nuovo poco scabrosa, diviene erbosa col monte Vadà e col Bavarione, anche boscosa, col monte Spalavera e infine decisamente collinare con le ultime alture ormai a ridosso del “Verbano”: Cima l’Alpe, Pian Bello, Carza.
Ai piedi di quest’ultimo dosso, nel lago, a trecento metri dalla battigia su due scogli rocciosi, s’ergono solitari e attrattivi i cinquecenteschi “Castelli di Cannero” fatti edificare dai fratelli “Malpaga”, detti anche “Mazzarditi”.
Più a nord s’incontrano la recente e moderna Carmine Inferiore dominata dall’antica Carmine Superiore che spicca su un promontorio roccioso.
Doppiata la Punta Creda, rieccoci in vista della piana alluvionale originata dal torrente Cannobino, sul cui bordo, in un azzeccato connubio di tonalità cromatiche, si ripetono e si alternano gli edifici signorili e popolari di Cannobio, sullo sfondo Traffiume, in uno scenario che sfuma all’Orrido di Sant’Anna, bastione d’ingresso alla “Cannobina”.
Al suo interno angusto e cupo, tant’è inciso ed eroso il solco vallivo, tra gole e burroni, nelle zone più solatie, su speroni e picchi rocciosi, raccolti nei pochi pianori, o distesi lungo i versanti più assolati, sorgono i diversi centri della “Cannobina”: Cavaglio, Gurrone, Spoccia, Orasso, Cursolo e Finero sulla sinistra idrografica; Socraggio, Crealla, Falmenta e Gurro sulla destra.
Lungo il fondovalle dove si snoda e s’inerpica la carrozzabile, si incontrano solo minuscoli nuclei: Ponte Socraggio, Nivetta, Lunecco, Ponte Falmenta, Ponte Spoccia, Airetta, Creves.
La Valle Cannobina, i suoi panorami ei suoi scenari, si aprono e si ampliano con l’aumentare dell’altimetria alla quale fa riscontro il recupero della fisionomia dovuta all’origine glaciale; qui sono nati i “monti’, gli “alpeggi” ed i pascoli, teatro della vita del passato.
Esiste in Valle una rete di sentieri che nel corso degli ultimi anni la Comunità Montana ha via via recuperato, migliorandone condizioni e segnaletica. Alcuni di essi però, in particolare quelli che portano in alta quota e quindi i più suggestivi, presentano difficoltà tali da restringerne la possibilità di frequentazione ai soli escursionisti in grado di affrontare lunghi tempi di percorrenza e impegno tecnico non trascurabile.
La maggior parte dei sentieri non è, comunque, così impegnativa sia per i tempi di percorrenza che per i dislivelli da superare; si tratta di una rete che si sviluppa fra i paesi e fra questi e gli alpeggi di media quota e fra le frazioni della zona costiera. Questi percorsi sono accessibili ad una vasta fascia di persone che, non necessariamente, debbono avere una particolare preparazione atletica o tecnica e si adattano bene anche alle famiglie.
Inoltre tali tracciati consentono di scoprire paesi, piccoli nuclei rurali e testimonianze della presenza dell’uomo sul territorio, aspetti che distinguono la Valle Cannobina dalla vicina Val Grande in cui predomina l’immagine selvaggia ed il cui fascino è legato soprattutto all’assenza dell’uomo.
L’ampia rete di sentieri escursionistici ed alpini, segnalati sul terreno e riportati su carta in scala 1:25.000, è ben indicata su cartine e depliant realizzati dalla Comunità Montana Valle Cannobina (in collaborazione con la Pro Valle Cannobina) ed in distribuzione, oltre che presso gli uffici dell’ente suddetto, anche presso l’Ufficio Turistico – Pro Loco di Cannobio ed anche presso i bar, ristoranti e le cartolerie.
Esiste inoltre un progetto di recupero dei sentieri che attraversano a media quota l’intera Valle Cannobina, corrispondenti alla via di comunicazione più antica della valle, denominato “circuito San Carlo”. Si ritiene possibile migliorare l’offerta escursionistica e culturale proponendo ai fruitori una gamma di sentieri tematici che in buona parte possono ricalcare tracciati o porzioni di tracciati esistenti.
I temi che potrebbero essere oggetto di specifici itinerari sono i seguenti:
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la vegetazione della Valle;
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la geologia della Valle;
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l’utilizzazione tradizionale dei boschi, l’alpicazione e l’agricoltura tradizionale;
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la civiltà del castagno;
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l’architettura civile e religiosa tradizionale;
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il lago e l’acqua.
20:25 Scritto da: mtb-vco in Territorio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cannobina | OKNOtizie |
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